lunedì, 15 giugno 2009

Schegge di capitale - 2


Domenica, mezzogiorno di fuoco (non il film), in fuga dal minestrone di sabbia, sudore e carne del litorale nostrano, lascio la modernità su ruote presso le lapides dell'Aventino e scendo a valle.
Il mio accompagnatore ed io abbiamo voglia di centro e di luoghi, meno di gente, che, in ogni caso scarseggia in questa torrida anticipazione ferragostana.
Aspettiamo pazienti l'autobus e, seppure non biglietti muniti, confidiamo nell'emettitrice di bordo.
Manca sul primo, che pullula, però, di controllori (strano quanti ce ne siano nei giorni festivi, momento in cui acquistare il bit è una impresa).
Tubino e tacchi alti però talvolta pagano: gli esattori neppure si avvicinano e ci lasciano scendere alla fermata successiva senza multarci.
Nuovamente in attesa su una via che diventa sempre più rovente prendiamo il mezzo successivo, che stavolta possiede anche la macchina erogatrice di biglietti.
Prendo due "euri" mi avvicino e leggo sul display: "Fuori servizio - bocca occupata".
Mi chiedo quasi ridendo come siano organizzati i neuroni di chi ha pensato quella dicitura e intanto i controllori di prima salgono anche su questo bus. Quando chiediamo dove poter comprare il 'titolo di viaggio' rispondono che basta recarsi alla stazione Ostiense (siamo nei pressi Ponte Testaccio).
Non mi spreco neppure in un commento. Scendo e prego il mio compagno di chiamare un taxi...

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mercoledì, 10 giugno 2009

Schegge di Capitale

Piazza Sonnino, ore 17.00.

Fa caldo, anche se non c'è un Antonio a cui dirlo.
Sparuto gruppetto di persone di ogni colore ed età aspetta il bus.
Trascorrono 20 minuti e sei passate di tram, al pari della massa per il pane lievita la gente, cresce l'impazienza, aumenta l'irritazione.
Un bimbo di 3 anni si becca una sfuriata in lingua sconosciuta dalla mamma. Per la tristezza gli scivola di bocca il chupa chups.
Ognuno è perso nel disappunto personale, indifferente alla presenza altrui.

"Quello non lo devi buttare lì, maiale!", sento gridare dal signore baffuto ed attempato alla mia destra. Poi vedo correre verso l'ennesimo tram un ragazzo che, con giovanile esuberanza, coniuga un invidiabile sprint al fiato necessario per ribattere "Ma vai al diavolo, rimbambito!"
L'oggetto incriminato era una scatola di cartone, lasciata accanto ad uno dei lussuosi ma lerci contenitori in ghisa con tanto di SPQR sbalzato sopra.

Nessuno si volta, a nessuno importa. Il civico cittadino incassa e riprende a leggere una storia a fumetti. Solo l'afrore ascellare che poco dopo inizia a propagarsi fa ipotizzare un rimescolio interiore.
Dopo quaranta minuti di attesa, e un generoso contributo collettivo ai mozziconi che costellano i sampietrini della strada, arriva il bus.

Il bus? No, mi correggo, il carro. Bestiame, per la precisione.
Dando insolita mostra di grande civiltà nessuno corre all'arrembaggio, si fanno prima scendere i molti derelitti, poi si sale, per diventarlo tutti a nostra volta.
Posti a sedere uno. Una anziana signora - occhio di lince - nonostante l'età scavalca una ragazza filippina per fiondarsi giusto su quello. Sarà la forza della disperazione o l'istinto di sopravvivenza, non so.
La climatizzazione è pesantemente condizionata da un filtro dell'aria intasato, finge di esserci ma non rinfresca, serve giusto a diffondere una mortifera iperidrosi, che i finestrini sigillati impediscono di fuoriscire, onde fraternizzare con lo smog.
Tutti insieme appassionatamente proseguiamo il viaggio all'interno di questo pezzo di moderno caravanserraglio.
Chi borbotta, chi bestemmia, chi spintona.
Un cellulare ci assorda inutilmente. Forse c'è anche qualche mano morta, difficile appurarlo con cristallina certezza, costretti dal bisogno alla coatta attiguità.

Stupisce l'assenza dell'inevitabile pilotto contro l'autista e i mezzi pubblici in generale. Sembrerebbe un pomeriggio di buon senso. Mi sbaglio. Un uomo di mezza età , naso rosso e fisico atticciato, protesta a voce altra contro l'incuria ed il menefreghismo  della locale azienda dei trasporti. Quasi fosse preciso desiderio ridurre in cattività, seppur momentanea, chi vi ricorre. 

L'ennesima dimostrazione dell'italica abitudine di trinciare giudizi gratuitamente. Di pomeriggio, in pieno  centro storico e durante l'ora di punta è arduo persino per una volante o il 118 arrivare a destinazione con celerità, è noto anche alle pietre.

Infatti alla voce roboante fanno eco in pochi e gli altri continuano tranquillamente a pensare a sé.


Fra una voragine camuffata da buca, una inchiodata, il turn over delle fermate e l'imbottigliamento si arriva, lentamente, alla meta.
Il mezzo adesso è semivuoto, si respira, c'è  spazio di manovra per rispondere a una chiamata.
I pochi che scendono al capolinea assisteranno all'atterraggio di un elicottero giallo sole.

Trasporta un ferito grave, che, esanime ed imbragato alla lettiga, sarà portato verso l'ambulanza in attesa sullo spiazzo del Palalottomatica.

Operazione elegante, veloce, priva di sbavature. Spesso dimentichiamo di possedere una  simile efficienza. Anche le macchine si fermano in Via dell'Umanesimo. Tutti, infatti, sono intenti a guardare.




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